Partenza: Capo Foppa, fraz. di Pizzino (BG)
Durata: 1 h rifugio – 2 h bocchetta
Altitudine: 1.647 m rifugio – 1.860 m bocchetta
Dislivello: circa 370 m rifugio – circa 700 m bocchetta
Difficoltà: Facile rifugio – Medio bocchetta
Presenza Acqua: No
Rifugio: Sì, cani NON ammessi
Note: Ticket a 3 €, porta moneta

DESCRIZIONE ITINERARIO

Ci troviamo in Val Taleggio per suggerirti una nuova escursione sulle Prealpi orobiche. Questa volta abbiamo scelto il Rifugio Gherardi, una classica meta adatta a famiglie raggiungibile con una facile salita su una strada agrosilvopastorale, perfetta anche per chi vuole mettere alla prova le gambe in sella a una mountain-bike.

Dal rifugio è possibile allungare il trekking fino ai Piani di Artavaggio o al Pizzo Baciamorti, ma entrambe le tappe richiedono un maggiore allenamento per lunghezza e dislivello. Noi invece abbiamo preferito proseguire fino alla Bocchetta Regadur a 1.860 m. Se sei curioso, continua la lettura e ti racconteremo ogni dettaglio.

Unico neo: purtroppo i cani non sono ammessi all’interno del rifugio. In estate il problema è facilmente superabile grazie ai tavoli esterni, mentre in inverno potrebbe essere un aspetto da tenere in considerazione.

PUNTO CONSIGLIATO PER LA PARTENZA

L’itinerario prende il via da Capo Foppa, piccola località della Val Taleggio. Prima di arrivare qui però occorre fermarsi a Pizzino (BG) per acquistare il ticket giornaliero alla colonnina, al costo di 3 euro. Ti suggeriamo di prepararti con la moneta per non perdere tempo (e pazienza) con il pagamento elettronico. 

Ticket alla mano risali la strada asfaltata fino all’ultimo spiazzo sterrato dove potrai lasciare l’auto. 

In inverno, valuta bene le condizioni del manto stradale e fai attenzione in caso di neve o ghiaccio.

TAPPE E DURATA DEL PERCORSO

Dal parcheggio, segui i cartelli che indicano il Rifugio Gherardi (n. 153) e inizia la salita lungo la strada cementata. Dopo circa dieci minuti di cammino, arriverai a un bivio: qui tieni la sinistra e prosegui lungo la strada principale.

La salita non è particolarmente impegnativa, ma la pendenza si fa sentire, soprattutto nelle giornate più soleggiate. Il percorso, infatti, è quasi completamente privo di zone d’ombra, quindi nelle giornate calde ti consigliamo di partire con una buona scorta d’acqua e di evitare, se possibile, le ore più calde.

La strada da seguire è comunque sempre ben evidente, il percorso è praticamente obbligato e sarà difficile sbagliare. Man mano che sali, il paesaggio attorno a te si fa sempre più ampio e verde, sempre incorniciato dalle montagne. Dopo circa un’ora di cammino, arriverai a un punto in cui il percorso sembra dividersi, ma il Rifugio Gherardi, ormai è vicino: tieni la sinistra e continua a seguire il percorso principale. Superato il cartello che indica la strada agrosilvopastorale, ti basteranno ancora pochi minuti per arrivare a meta.

La prima tappa della nostra escursione è raggiunta, se vuoi fermarti al Rifugio Gherardi, puoi goderti una meritata pausa e ammirare il panorama, se invece hai ancora voglia di camminare, puoi proseguire fino alla Bocchetta  Regadur, proprio come abbiamo fatto noi.

Ora ti diciamo come… 

Prima di partire, però, una piccola raccomandazione: in presenza di ghiaccio ci sentiamo di sconsigliare la prosecuzione fino alla Bocchetta, perché lungo il percorso ci sono un paio di passaggi più stretti e delicati che, con il terreno ghiacciato, potrebbero risultare più impegnativi.

Per raggiungere la bocchetta continua lungo il sentiero oltre il rifugio e, al bivio che incontrerai poco più avanti, svolta a destra. Da qui il paesaggio cambia e la vista si apre sempre di più, regalando un bellissimo scorcio sui prati dei Piani di Alben.

Superato un piccolo laghetto, continua a seguire il sentiero fino a raggiungere l’ex Rifugio Cesare Battisti. Il sentiero costeggia la struttura e prosegue sulla destra. Qui troverai una segnaletica che indica la Bocchetta di Regadur, distante circa 20 minuti.

È proprio da questo punto che il percorso inizia a farsi un po’ più selvaggio: il fondo diventa più sassoso e sconnesso e la pendenza aumenta gradualmente. Il sentiero che conduce alla bocchetta è comunque unico e ben riconoscibile, quindi è difficile sbagliare strada. Dovrai però prestare un po’ di attenzione in un paio di punti in cui il terreno è più franoso e il sentiero tende a restringersi leggermente.

Nulla di particolarmente complicato, ma è bene procedere con cautela, soprattutto se il terreno è bagnato o scivoloso.

Continuando a salire, arriverai finalmente al termine del sentiero, dove troverai una piccola casetta in legno con una tettoia.

Poco più avanti, un cartello ti confermerà di essere arrivato alla Bocchetta di Regadur, a quota 1.860 metri.

La fatica della salita è ormai alle spalle e questo è il momento perfetto per fermarsi, prendere fiato e godersi il panorama prima di iniziare la discesa.

Per rientrare al parcheggio puoi scegliere tra due alternative. La prima, più semplice, è ripercorrere a ritroso lo stesso itinerario dell’andata, tornando dalla bocchetta al Rifugio Gherardi e poi proseguendo lungo la strada cementata.

La seconda possibilità è invece quella di seguire, una volta raggiunto nuovamente il Gherardi, il sentiero che parte proprio di fronte al rifugio. Da qui inizierai una discesa nel bosco che ti permetterà di raggiungere nuovamente il parcheggio.

Purtroppo, durante la nostra escursione, l’arrivo improvviso del maltempo ci ha costretti a cambiare programma all’ultimo momento. Abbiamo quindi preferito non rischiare e siamo scesi nuovamente lungo la strada, rimandando l’esplorazione del sentiero nel bosco alla prossima occasione.

Un buon motivo, quindi, per tornare presto da queste parti e completare l’itinerario!

EQUIPAGGIAMENTO INDISPENSABILE

L’itinerario è semplice e non presenta particolari difficoltà tecniche, ma è comunque indispensabile indossare delle scarpe da trekking per affrontare il percorso in sicurezza, specialmente dal rifugio alla bocchetta dove il sentiero diventa più sassoso e in un paio di punti leggermente più stretto.

Durante la camminata verso il rifugio, fai attenzione a bici e jeep.

Nelle giornate estive il caldo si fa sentire, il percorso è quasi completamente esposto al sole e offre pochissimi ripari. Fondamentale una buona scorta d’acqua, un cappello e una protezione solare.

CONSIGLI PER IL NOSTRO AMICO A QUATTRO ZAMPE

Come già anticipato, il percorso è quasi interamente esposto al sole e lungo il tragitto non sono presenti fontanelle. Ti consigliamo quindi di portare con te una quantità sufficiente di acqua, anche per il tuo amico a quattro zampe, ed evitare le giornate particolarmente afose, per non sottoporlo a uno sforzo eccessivo.

Durante il percorso potresti incontrare animali al pascolo, presenti in campi delimitati da recinzioni elettrificate. È inoltre possibile incrociare jeep e ciclisti: per questo motivo è consigliabile tenere sempre il cane vicino e sotto controllo.

Se hai in programma di fermarti al rifugio, ricorda che i cani non sono ammessi. Potrai comunque optare per i tavoli esterni.

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